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ALVITO


Le prime testimonianze della presenza di un paese (Civitas Sancti Urbani) risalgono al 967, mentre la fondazione del primo nucleo insediativo di "Alvito", il cui nome sembra derivare da mons Albetum (monte degli Ulivi), posto alle sue basi, rimonta all'anno 1096.
Nei secoli successivi lo sviluppo demografico ed economico della zona superiore della città (l'attuale frazione Castello) portò alla nascita di altri centri delle vicinanze, tuttora esistenti. Nel corso del XIII secolo la signoria di Alvito passò sotto il dominio della potente famiglia dei conti d'Aquino, e dalla fine del Trecento venne posta sotto il governo della famiglia Cantelmo, trasformandola all'inizio del XV secolo in Contea. A Rostaino Cantelmo si deve, nel 1350 la ricostruzione del Castello, distrutto nell'anno precedente da un terremoto.
Nel corso del Cinquecento, dopo essere passata al condottiero Pietro Navarro, la Contea di Alvito entrò nel dominio della famiglia Folch de Cardona, in particolare di Raimondo, viceré di Napoli, e dei suoi figli Ferrante e Antonio, attraversando con questi ultimi, tuttavia, un generale degrado. Dal 1595 Alvito e buona parte della Valle di Comino diventano feudo della famiglia Gallio, originaria di Cernobbio, che reggerà le sorti del ducato sino alla fine del XVIII secolo. I Gallio abbellisco il paese, ad esempio costruendo il palazzo ducale (Palazzo Gallio), e aprendo, nel 1665, Via Gallia (oggi Corso Gallio), la strada principale, e ne vivacizzano la vita culturale.
Nel corso del XIX secolo, la cittadina registra, in linea con la storia dell'Italia meridionale, la crescita della borghesia e la modificazione del tessuto urbanistico. Da un lato vede la costruzione di grandi palazzi sul corso principale (come ad esempio Palazzo Graziani sorto nel 1841 e Palazzo Sipari eretto nel 1858), che decretano la spinta economico-sociale nella parte "bassa" del centro, dall'altro vi è l'acquisizione dei segni di una vita civile propri dello spirito borghese, con la costruzione di nuove arterie stradali (in particolare il collegamento Alvito-Castello) e l'istituzione di servizi primari (Ospedale, Pretura, Liceo, Scuola d'agricoltura). Nella seconda metà dell'Ottocento, si registra in Alvito e in tutta la Valle di Comino un'impennata dell'economia, fondata prevalentemente sull'agricoltura, ma anche, accanto allo stagionale migrazione di buona parte della popolazione bracciantile nella campagna romana, i primi fenomeni di emigrazione.
Nel 1919, su iniziativa di Vincenzo Mazzenga, vi fu istituita la prima colonia agricola per gli orfani dei contadini periti nella prima guerra mondiale della provincia di Terra di Lavoro, che rimase attiva sino alla metà degli anni Trenta. Durante la seconda guerra mondiale, nonostante la vicinanza con il fronte di Cassino, Alvito fu risparmiata dagli attacchi aerei. Mentre è stata più volte colpita da eventi sismici, gli ultimi dei quali registratisi nel 1901, nel 1915 e nel 1984, che fortunatamente non ne hanno intaccato il patrimonio storico-artistico. A causa della mai cessata emigrazione, indotta prevalentemente dall'assenza di lavoro, così come avviene in altre piccole realtà meridionali, e nonostante il territorio ricada nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, Alvito subisce da tempo un costante spopolamento.




Da vedere in Città

Resti del castello medievale: con le sue torri cilindriche, fondato intorno al XII secolo dai Conti d’Aquino

Palazzo Ducale: ricostruito dal Cardinale Gallio in epoca rinascimentale, oggi costituisce la sede del municipio; all’interno delle maestose sale troviamo quattro grandi tele della scuola di Luca Giordano e di Nicola Melanconico

Chiesa di San Simeone: edificata nel XVI secolo fu ricostruita nel XVIII, nella sacrestia si può ammirare una Crocifissione del Cavalier d’Arpino

Chiesa di Santa Teresa: in stile barocco

Porta Vado Grande: detta “ Porta Gotica” oltre la quale c’è l’ex convento di San Nicola

Città fantasma: detta “Villaggio Cortignale”, un paese disabitato da oltre quattrocento anni. Parte del territorio montano di Alvito rientra nel Parco nazionale dell’Abruzzo

“Fossa Maiura”: situata a pochi chilometri dal paese, essa rappresenta una depressione carsica a forma di un anfiteatro naturale, qui hanno origine le acque che alimentano il fiume Fibreno


Palazzo Monaco; edificato nel 1845 ha una cappellina privata dedicata alla Madonna del Sorriso e a S. Rita da Cascia. Il Palazzo e' inserito nell'Albo dell'Associazione Dimore Storiche della Regione Lazio.



Informazioni:
Distanza dal capoluogo (Km) 44
Abitanti 3.106
Altitudine (mt. slm) 475
Superficie territorio (Ha.) 4.823
Prefisso telefonico 0776
C.A.P. 03041

Collegamenti:
Scalo ferroviario Roccasecca Km. 30,5
Casello autostradale Pontecorvo Km. 32,5

Telefoni utili:
Uffici comunali Piazza Marconi
0776.510101

fonti usate per la stesura di questo testo: Wikipedia - APT Frosinone - Provincia di Frosinone





 
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