Amaseno - AIRONEINFORMA

Vai ai contenuti

Menu principale:

visitate la Ciociaria > i 91 comuni

cliccate sulle miniature per ingrandire le foto - fotografie di Antonio Grella - newformat@libero.it - è vietata la riproduzione e la pubblicazione anche parziale delle fotografie senza il consenso scritto dell'autore



AMASENO


Amaseno si trova nel Lazio meridionale, a 110 Km. dalla Capitale, a 29,5 dal capoluogo di Frosinone, a 19 dal mandamento di Ceccano e a 38 dalla diocesi di Ferentino. E' situato precisamente nella valle superiore dell'Amaseno, che si allarga a mo' di anfiteatro tra i monti Lepini a Nord e gli Ausoni a Est- Sud-Ovest. Vi si accede con autostrada, sia dalla Pianura Pontina, risalendo sotto Priverno la valle inferiore dell'Amaseno (Km. 17), sia dalla Valle del Sacco, imboccando sotto Castro de' Volsci la discesa di Vallefratta (Km. 8,4). Qui immette anche la strada proveniente da Fondi che attraversa Vallecorsa.  Amaseno è uno dei più vasti tra i 9 1 comuni della provincia di Frosinone; il suo territorio infatti nel complesso di pianure, colline e montagne raggiunge la notevole estensione di 77 Kmq. Esso confina con i comuni di Villa S. Stefano, Castro de' Volsci, Vallecorsa (della provincia di Frosinone), Monte S. Biagio, Sonnino, Roccasecca de' Volsci, Prossedi (della Provincia di Latina). Le montagne di Amaseno dalle groppe arrotondate, riunite a gruppi e solcate da valli minori, si  elevano dai 700 m. fino ai 1090 m. con la punta di M. delle Fate. Nelle parti più elevate esse sono per lo più nude di vegetazione per la prevalenza e la compattezza delle roccie calcaree. Nei fianchi, meno sassosi, vi si abbarbicano macchie di mortella, carpini, lecci, olmi, quercie, salvie, ginestre... intercalate a magri pascoli. Nelle pendici dissodate invece, come nelle colline sottostanti, prosperano soprattutto l'olivo e la vite. Il suolo  vallivo, costituito per la maggior parte di terre rosse (argilla ferruginosa) e alluvionali, abbastanza fertili, si presta molto bene alle culture più svariate. I prodotti principali del luogo sono rappresentati da cereali, olio, vino, legumi, ortaggi, tabacco, legna e bestiame. Nel vasto comprensorio del Comune scaturiscono poi numerose e fresche sorgenti; se ne contano 36 tra le più importanti; la maggiore di esse, Capo d'acqua, ha una portata media di 150 litri al secondo. Di queste fonti, analizzate da vari illustri clinici, come A. Baccelli, F. Ratti e L. Popolla, docenti all'Università di Roma, alcune forniscono ottima acqua da tavola, pura, leggera e digestiva; altre poi emettono acque minerali salubri, simili a quelle di Fiuggi, dissolventi e diuretiche, indicate nelle malattie dei calcoli urinari, della vescica, dei reni, ecc. Queste copiose sorgenti rendono inoltre un buon servizio all'agricoltura di tutta la valle fino all'Agro Pontino, alimentando il fiume Amaseno, che meritamente Virgilio chiama «Amasene pater » e « Amasenus abundans » (En. VII, 685; XI, 547). Il fiume nasce dalle montagne di Vallecorsa, raccoglie le acque di Vallefratta, del bacino di Amaseno, del fosso di M. Acuto, del rio di Roccagorga e, dopo un percorso di 40 Km. esce nelle Paludi Pontine presso Priverno, si unisce all'Ufente e va a sboccare nel Tirreno tra il Circeo e Terracina. La popolazione attuale di Amaseno supera i 4.000 ab. e si dedica prevalentemente all'agricoltura; di essa la metà circa risiede abitualmente in campagna, nelle molte case costruite sui poderi. Il vecchio centro abitato sorge su di una collinetta, a 112 m. sul livello del mare, presso le pendici del M. Civitella. Esso presenta il caratteristico aspetto medievale; gli gira tutt'intorno una cinta di mura turrite, in parte adattate ad uso di abitazione, in parte abbattute. Sul punto più alto del colle si eleva la mole massiccia del castello feudale. Le case sono di pietra calcarea scura, semplici e rustiche per la maggior parte; qua e là si notano alcuni palazzi settecenteschi, adorni di portali e finestre eleganti. Le vie sono strette e selciate; due piazze si allargano davanti alle chiese di S. Pietro e di S. Maria, alle due estremità del paese. Cinque sono le porte originarie d'ingresso al paese: Porta S. Maria, Porta del Caùto, Porta del Colle, Porta di Marco Testa, Porta Nova. Fuori la cinta delle mura cittadine sorgono graziose costruzioni moderne, quali il palazzo comunale, il monumento ai Caduti, l'edificio scolastico, l'asilo e varie case private.

Dalle indagini fatte da parecchi studiosi della regione, come riferisce ampiamente il Tomassetti, non si hanno elementi positivi per ritenere Amaseno di origine romana o preromana. Se si eccettuano infatti poche monete, in tutto il territorio di Amaseno non si sono mai trovate tracce di mura italiche, edifici, lapidi, oggetti casalinghi, necropoli, che facciano supporre la esistenza di un « oppidum » o « vicus » sul posto dell'attuale centro cittadino. Del resto la stessa posizione del luogo non risponde alle condizioni di sicurezza e di strategia, proprie dei centri abitati dell'epoca romana o volsca. Il Bertarelli è tra coloro che sostengono la origine medievale di Amaseno e ne assegna la data di nascita intorno all'Ottocento d. C. Si può allora congetturare che Amaseno, come tante altre città, borghi e paesi medievali, sia sorto attorno o presso un'abbazia di monaci. In quell'epoca di decadimento italico e di invasioni barbariche il monachesimo fu infatti lo strumento provvidenziale per la salvaguardia della civiltà latina e cristiana. Ogni monastero, eretto ordinariamente lontano dalle città, diveniva ben presto un polo di attrazione ed un centro di attività sociale. Una popolazione si fissava attorno alle sue fattorie per i lavori agricoli di bonifica e si formava così un abitato, in mezzo al quale il monastero con la sua chiesa era una scuola di vita civile e cristiana insieme. Le prime notizie documentate risalgono al Mille; il Lo stemma di S.Lorenzopaese si chiamava allora « S. Lorenzo » e la valle era detta « Valle di S. Lorenzo », come è registrato nel Tabularium Cassinense (Tom. 1, pag. 228, a. 1025). Dagli Annales Ceccanenses poi si ricava che nel secolo XII Amaseno, ossia San Lorenzo, era feudo dei Conti di Ceccano e che in quello e nei secoli seguenti ebbe vita molto provata. Infatti «l'anno 1125 il papa Onorio Il venne di persona con molte soldatesche, prese Trevi e Maenza, incendiò Pisterzo e Roccasecca e Giuliano e S. Stefano e Prossedi e prese S. Lorenzo». I Conti di Ceccano erano riusciti a crearsi a poco a poco un dominio comprendente 14 castelli, oltre feudi e possessi minori, che si estendeva dalla Valle dei Sacco alla Marittima (Agro Pontino) e miravano a farne uno Stato a sé. Era infatti frequente in quei tempi di feudalesimo il tentativo da parte dei signori locali di emanciparsi dal potere centrale, approfittando magari delle continue lotte esistenti tra il Papa e l'imperatore. Ora la spedizione punitiva di Onorio Il, in cui fu coinvolto anche S. Lorenzo, segnò la fine del sogno velleitario dei Conti di Ceccano, che nelle persone di Gottifredo, Landolfo e Rainaldo si sottomisero e giurarono fedeltà al Papa. L'anno 1165, nella guerra che si combatté fra l'imperatore Federigo I° detto Barbarossa e il papa Alessandro III, S. Lorenzo con altri feudi della regione subi la furia devastatrice delle truppe imperiali, che lo saccheggiarono e incendiarono completamente. Si apprende poi che l'anno 1208 S. Lorenzo fu onorato di ospitare per un giorno e una notte nel suo Castello il grande papa Innocenzo III, che con il suo seguito si recava allo storico incontro di S. Germano presso Cassino, per regolare con i Baroni napoletani la successione al trono del suo pupillo Federigo II°, che allora usciva di minorità. Per ben capire le ragioni delle seguenti vicende, è opportuno qui notare di sfuggita che questa zona, situata presso il confine del Regno di di Napoli, sarà spesso oggetto di ingerenza da parte di quel Re, sollecitato magari dai signorotti locali in contrasto tra loro e col Papa. Cosi l'anno 1390 il feudo di S. Lorenzo è confiscato da Bonifacio IX a Raimondello de Cabanis, imparentato coi Conti di Ceccano, che lo riebbe poi nel 1401, quando fu perdonato. Ma di lì a poco dovette esserci un'altra ribellione o contestazione, perché l'anno 1419 San Lorenzo venne occupato dalla regina Giovanna II di Napoli, che lo concesse ai principi Colonna, in ossequio a Martino V, da cui si riprometteva appoggio per consolidare il suo trono minacciato dagli Angioini. La stessa regina poi l'anno 1431, per ottenere il favore di Eugenio IV, secondo il suo desiderio, lo attribuì ai principi Caetani. 1 Colonna riuscirono a riavere il feudo di San Lorenzo nel 1494, quando Carlo VIII di Francia si insediò, seppure per breve tempo, nel regno di Napoli. Inizia allora un'aspra contesa fra i Caetani e i Colonna per il possesso di questo e di altri due feudi vicini, Sonnino e Vallecorsa. Per i buoni uffici di Alessandro VI il 22 gennaio 1495 si addivenne ad una transazione tra Prospero Colonna e Luigi Caetani, il quale per tremila carlini rinunziò ad ogni diritto sul feudo di S. Lorenzo. Gli altri membri della famiglia Caetani però non dovettero essere dello stesso avviso, giacché di lì a poco si riapri la contesa fra i due casati. Il Papa allora confiscò il feudo e lo diede nel 1501 al nipote Rodrigo Borgia. I Colonna però lo ricuperarono, due anni dopo, alla morte del Papa e l'anno 1523 n'ebbero regolare infeudazione da Clemente VII. Riaccesi i contrasti, Paolo III l'anno 1541 lo confisca ad Ascanio Colonna; questi però alla morte del Pontefice, avvenuta nel 1549, approfittando della Sede vacante, si rivolge al Viceré di Napoli, D. Pedro di Toledo, per far valere le proprie ragioni. Il Viceré allora, per mezzo del suo ambasciatore a Roma, fa prendere possesso di S. Lorenzo e degli altri due feudi, che erano oggetto di contestazione, senza dare per il momento ragione a nessuno. Sarà il Papa Paolo IV che nel 1556 deciderà di passare i tre feudi contestati ai Carafa; ma la sua decìsìone provoca la reazione di Bonifacio Caetani, il quale tenta di impadronirsene con la forza e li sottopone al saccheggio. L'anno 1562 Pio IV riconosce valide le ragioni dei Colonna; ma solo nel 1591 i Colonna, nella persona di Marcantonio, nipote dell'eroe di Lepanto, con decreto del re Filippo II riebbero effettivamente i tre feudi contestati, che fino allora erano rimasti nelle mani degli Spagnoli. Cessate cosi definitivamente le contese, San Lorenzo rimase in pacifico possesso dei Principi Colonna, fino alla generale soppressione dei feudi, avvenuta nel 1816. Il Seicento e il Settecento furono dunque anni di pace e di serenità prosperosa per le nostre popolazioni; ma allo spirare del Settecento ecco di nuovo abbattersi sulle regioni d'Italia la sciagura delle invasioni e delle rivoluzioni armate. Ora sono i Francesi che scendono nella penisola, abbattono le antiche istituzioni all'insegna della libertà; ma si comportano in pratica da veri predoni, considerando l'Italia come terra di conquista. Accadde allora che anche in Amaseno, presente il Prefetto consolare di Anagni, si inscenasse una farsa irriverente sulla pubblica piazza, accendendo il falò della tiara papale, della mitra vescovile e dello stemma del conestabile Colonna. Era l'anno 1799. A questi sconvolgimento politici si aggiunse il ben noto fenomeno del brigantaggio, che spadroneggiò incontrastato fino al 1825. E' rimasta tristemente famosa la banda di Antonio Gasperone da Sonnino che, agendo insieme ad altre bande, terrorizzò tutta la regione della Campagna e Marittima, dalla valle del Sacco alle Paludi Pontine, dai colli Albani ai monti Lepini e Ausoni. In ripetute incursioni, effettuate sul territorio di Amaseno, si ebbero a lamentare numerosi delitti, soprusi, uccisioni e rapine, come si può leggere nella vita del bandito, scritta dal suo segretario Pietro Masi. Ad accrescere la confusione generale di quei tempi agitati, segui il lungo periodo delle cospirazioni, e dei moti insurrezionali con conseguenti processi e repressioni. Il 22 novembre 1824 in Amaseno fu sospeso al patibolo il giovane ventiduenne Francesco Cerquozzi, nativo di Boville. La cronaca ne tace il motivo. Si sa d'altronde che tale pena era riservata per i delitti più gravi contro lo Stato; si deve quindi supporre che il giovane fosse un cospiratore, oppure un malvivente, mascherato da patriota. L'anno 1870 con l'occupazione del Lazio e di Roma si compiva lo Stato nazionale unitario, in un clima purtroppo massonico e anticlericale. Salirono allora al municipio di Amaseno amministratori faziosi e settari che, come primo loro atto, deliberarono di cambiare al paese il nome originario di « S. Lorenzo » con quello di « Amaseno », proprio del fiume che ne bagna la valle. Il decreto reale, approvante la delibera, reca la data del 23 giugno 1872. Contemporaneamente essi abolirono l'antico stemma del Comune, che aveva al centro la figura di S. Lorenzo, adottandone uno nuovo, costituito da una torre, che non ha alcuna attinenza né col nome, né con la storia di Amaseno. Ciò nonostante, il nostro buon popolo ha conservato intatte le tradizioni religiose e inalterata la devozione al Santo Patrono. La storia insegna che le istituzioni umane e politiche mutano coi tempi; ma le esigenze spirituali e religiose sono insopprimibili e perenni. Nella prima guerra mondiale Amaseno pagò il suo tributo per l'indipendenza della patria con il sacrificio dei migliori suoi figli, caduti lontano sui campi di battaglia (N. 34), lasciando nel pianto le vedove e gli orfani. Le ultime dolorose vicende, vissute dalla nostra popolazione durante la seconda guerra mondiale, sono abbastanza note e ancor vive nella mente dei contemporanei. E' doveroso però ricordare le luttuose tragedie dei prigionieri e dei deportati nei campi di concentramento o di lavoro forzato, dei dispersi e dei caduti nei vari fronti (26, piu' 4 nell'A.O.I.). Infine non va taciuto il dramma sofferto in quegli anni apocalittici dalla stessa popolazione civile. A partire dall'autunno del 1943, essa dovette subire per vari mesi l'occupazione dei Tedeschi con relativi soprusi e angherie. Poi nel maggio 1944 si aggiunsero le deprecate violenze dei cosiddetti Alleati. Lo spietato cannoneggiamento e successivo saccheggio, cui fu sottoposto l'abitato per più giorni, dopo lo sfondamento della linea di Cassino, costrinse tutti ad abbandonare le case e ad andare raminghi su per i monti, in preda al terrore, alla fame e alla disperazione, in cerca di salvezza; ma più d'uno in quel frangente perdette miseramente la vita (N. 34), o rimase ferito. Segni indelebili dei gravi danni materiali si vedono impressi nella dura pietra di molti edifici, a perpetua memoria e condanna della guerra e della violenza.




Da vedere in Città

Castello feudale: appartenente a Giovanna II di Napoli, costituisce, insieme alle torri-case, la cinta muraria del paese

Chiesa di S. Maria: in stile gotico-cistercense, essa è teatro di un fenomeno miracoloso: la liquefazione del sangue di S.Lorenzo

Chiesa di S.Pietro: è stata fondata agli inizi del XVI secolo presso l’antico castello; oggi costituisce la sede della seconda parrocchia di Amaseno

Abbazia dell’Auricola: sorta nel XIII secolo, la chiesa è stata per molto tempo abbandonata, solo alla fine del secolo scorso è stata restaurata. Al suo interno troviamo affreschi dei secoli XIV-XVI, tra i quali ricordiamo: teorie dei santi e sante, una sacra famiglia, la Resurrezione e la madonna che allatta il Bambino, esposta sul tavolo dell’altare

Porta S. Maria, Porta del Caùto, Porta del Colle, Porta di Marco Testa, Porta Nova: le cinque porte originarie d'ingresso al paese



Informazioni:
Distanza dal capoluogo (Km) 30
Abitanti 4.134
Altitudine (mt. slm) 112
Superficie territorio (Ha.) 7.718
Prefisso telefonico 0775
C.A.P. 03021

Collegamenti:
Scalo ferroviario Castro dei Volsci
Km. 11,6
Casello autostradale Frosinone
Km. 22

Telefoni utili:
Uffici comunali Via Prati
0775.65021

sito internet: www.amasemoonline.com

fonti usate per la stesura di questo testo: www.amasenoonline.com - Provincia di Frosinone





 
Torna ai contenuti | Torna al menu